Sono molti gli atleti che assumono abitualmente integratori alimentari, per esempio quelli costituiti da vitamine, da minerali, da aminoacidi o da alcuni particolari carboidrati o peptidi. È proprio necessario che lo facciano?
Indubbiamente gli allenamenti intensi e frequenti producono effetti (aumento dei consumi; aumento delle perdite - attraverso la sudorazione - di acqua, di sali, eccetera; aumento del turn over muscolare; aumento delle ossidazioni...) che possono portare all'incremento delle necessità da parte dell'organismo di determinate sostanze normalmente contenute negli alimenti; di alcune di queste, inoltre, si può verificare un ridotto assorbimento a livello intestinale proprio come conseguenza dell'attività fisica. A causa di tutto ciò si possono creare carenze nell'organismo e questo non soltanto può cagionare un calo nel rendimento sportivo, ma in alcuni casi può anche costituire la premessa per una malattia; si pensi per esempio alla ridotta resistenza alle infezioni da carenza di glutamina o all'anemia da carenza di ferro.
Ma all'atleta, come sostiene qualcuno, non potrebbe bastare semplicemente una scelta accurata dei cibi per prevenire o per porre rimedio a tali carenze?
In alcuni casi, in effetti, all'atleta potrebbero essere sufficienti gli alimenti; a patto, però che abbia una conoscenza tanto profonda (e rara...) della dietologia e della composizione dei cibi da essere in grado di individuare , senza errore alcuno quelli giusti e la quantità più opportuna di essi. Sulla cosiddetta fame selettiva (quel meccanismo per il quale talvolta si assumerebbero proprio i cibi che contengono le sostanze di cui si necessita), infatti, non si può certo contare; del resto, non è raro il caso di soggetti che, pur avendo già uno squilibrio nell'organismo fra sodio e potassio per via di abbondanti sudorazioni, sono portati a consumare per recuperare l'acqua persa - una grande quantità di frutta, compresa quella che tale squilibrio tende ad aggravare.
C'è poi da tenere presente che nei cibi le sostanze che devono essere assunte al fine di prevenire o porre rimedio alle carenze sono spesso commiste ad altre che all'organismo non servono, ma che anzi gli fanno male o che comunque lo obbligano a un impegnativo lavoro di smaltimento. Si pensi, per esempio, agli aminoacidi a catena ramificata: la maggior parte delle carni ne contiene quasi il quattro per cento; chi, dunque, nella speranza di avere un maggior apporto di questi nutrienti, aggiungesse alla propria dieta duecento grammi di bistecca, fornirebbe all'organismo poco più di due grammi di valina, altrettanti di isoleucina e tre grammi abbondanti di leucina, ossia una quantità di aminoacidi a catena ramificata ben inferiore a quella che serve quotidianamente agli atleti di molte discipline sportive; ma, al tempo stesso, apporterebbe oltre trenta grammi di altri aminoacidi verosimilmente del tutto inutili all'organismo (che deve dunque sottoporli a processi di metabolizzazione e deve poi eliminare per via renale le sostanze azotate che si formano) e un bel po' di grammi di grassi saturi che a molti individui risultano senz'altro dannosi.
Ci sono poi i problemi dell'effettiva disponibilità di certe sostanze. Di alcune (si pensi, in particolare, alle vitamine) i sistemi di coltivazione, di conservazione e di cottura determinano una riduzione del contenuto effettivo ben al di sotto di quello riportato nelle tabelle di composizione dei cibi. Altre, pur essendo presenti negli alimenti, sono biodisponibili in quantità ridottissime: soltanto il due-tre per cento del ferro non eme, quello contenuto nei vegetali, per esempio, viene effettivamente assorbito a livello intestinale.
Ma, più in generale, si potrebbe dire che l'uomo non è stato programmato per sottoporsi a quei carichi di lavoro quotidiani che sono necessari per raggiunge e mantenere certe prestazioni di vertice. Correre per quaranta chilometri al giorno per tutti i giorni dell'anno (quello che fanno molti dei migliori maratoneti al mondo), per esempio, comporta perdite notevolissime di ferro. Quando l'alimentazione è quella tradizionale, lapparato digerente di molti atleti non è in grado di assorbire una quantità di ferro che possa compensare quello perso.
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Fattori che possono rendere necessario l'utilizzo da parte degli atleti di alcuni integratori |
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