Oggi come oggi, non si
possono dare valori certi e
definitivi per le necessità
quotidiane di vitamina C in
chi fa sport; forse passeranno ancora vari anni prima
che siano chiariti tutti i fattori in virtù dei quali aumentano le necessità in acido ascorbico e, soprattutto,
prima che siano precisate le
entità di tali aumenti. Una
cosa è sicura: sono del tutto
inadeguati i valori che vengono indicati ora dai vari
enti internazionali che si
occupano di nutrizione.
Tali enti consigliano in genere quantità di vitamina C
di alcune decine di milligrammi, in genere fra i
trenta e i sessanta milligrammi: si tenga però presente che ci sono individui
(atleti e sedentari) che ne
prendono d'abitudine uno
o due grammi e uno scienziato come Linus Pauling
(vincitore di due Premi Nobel) arrivava a oltre dieci
grammi quotidiani.
Anche gli studiosi che si occupano in maniera specifica del problema cominciano a sostenere che sono sbagliati i criteri che erano stati seguiti per scegliere quali livelli di assunzione di vitamina C raccomandare. Uno di questi criteri era quello di verificare il contenuto nell'urina di tale vitamina in individui che ne prendevano dosi crescenti; si partiva dal presupposto che l'eliminazione renale indicasse che si era superata la quantità necessaria all'organismo; ora si è visto che, in realtà, il livello nelle urine risente in particolare della concentrazione della vitamina nel sangue e che, a sua volta, tale concentrazione aumenta quando si assume un'elevata quantità di vitamina C in una sola volta; se, insomma, nelle urine si trova molto acido ascorbico significa soltanto che se ne è presa una notevole quantità per bocca e non che nei tessuti ce n'è già a sufficienza.
Un'altra strada seguita
per scegliere la dose giornaliera di vitamina C da consigliare era quella di verificare quanto ne bastasse assumere per prevenire lo scorbuto, una malattia che ancora nel secolo scorso colpiva chi faceva lunghi viaggi
in mare e, di conseguenza,
non mangiava per mesi
quelli che sono i cibi dai
quali l'uomo trae la maggior parte della vitamina C,
ossia la verdura e la frutta
fresche. I primi sintomi dello scorbuto erano emorragie
diffuse, anemia e infezioni.
Anche se, secondo alcuni,
nei Paesi più industrializzati ne esistono ancora forme
lievi (caratterizzate da sanguinamento delle gengive),
lo scorbuto conclamato in
pratica non esiste più. C'è
però da tenere presente che
bastano dosaggi bassi (appunto dell'ordine di poche
decine di milligrammi al dì)
per prevenire tale malattia,
mentre ne occorre presumibilmente assai di più per
raggiungere altri obiettivi,
in particolare per combattere i radicali liberi, molecole terribilmente aggressive
che provocano lesioni in varie strutture delle cellule e
che sono la causa o la concausa di moltissime malattie, comprese le più gravi,
quali molte forme tumorali
e le malattie arteriosclerotiche. Che la vitamina C sia
uno dei principali antiossidanti esogeni (ossia dei
nemici dei radicali liberi presi dall'esterno) è ben
noto da tempo; quello che
invece non è ancora chiaro è
il dosaggio necessario per
combattere gli effetti di tali
sostanze.
Alcuni studiosi sembrano essere dalla parte di coloro che prendono un grammo di vitamina C al giorno, soprattutto quando si tratta di atleti che, per il fatto di allenarsi varie o parecchie ore alla settimana, producono un'elevata quantità di radicali liberi e che, grazie a questi dosaggi di vitamina C, possono rendere meno probabili le anemie, la ridotta resistenza alle infezioni e, persino, alcuni tipi di infortuni. Tra l'altro sono stati recentemente smentiti i pericoli - da alcuni paventati in passato - di calcolosi renale o di distruzione della vitamina B come conseguenza dell'abitudine al consumo di vitamina C anche per dosaggi ben superiori al grammo quotidiano.