Allenamento in quota

Molti allenatori e atleti di alto livello sostengono il vantaggio di praticare l'allenamento in quota. Autorevoli fisiologi, dopo aver svolto ricerche per diversi anni, sono invece giunti a conclusioni opposte. Su un solo punto c'è concordanza: sulla necessità di adottare protocolli di ambientamento in vista delle competizioni svolte ad altitudini tra i 1500 e 2500 metri, in condizioni cioè di ridotta pressione parziale di ossigeno ambientale.
Nonostante i dati delle ricerche parlino di riduzione del VO2 max (potenza aerobica massimale), di attività enzimatica mitocondriale invariata, di deterioramento muscolare provocato dall'ipossia non compensato dall'aumento della concentrazione di emoglobina, allenatori e atleti hanno perfezionato negli anni la pratica dell'allenamento in altura, ottenendo quasi sempre ottimi risultati agonistici.
Come fare ad avvicinare il rigore scientifico alle positive esperienze di campo? Non giova al mondo scientifico una lettura parziale di alcuni fenomeni e di dati ottenuti testando soggetti sì attivi, ma non atleti di alto livello, né possono gli uomini di campo consolarsi con l'empirismo del buonsenso.
La risposta al lavoro in quota è estremamente soggettiva. E' controproducente costringere un atleta a lavorare in condizioni di disagio ambientale (ipossia), affettivo e relazionale. Molti grandi campioni hanno però trovato e trovano nel lavoro in quota un ulteriore stimolo aggiuntivo allo stress già grande provocato dall'allenamento.

  • Bisogna salire in quota avendo raggiunto già un'ottima condizione fisica. E' assolutamente controindicato allenarsi in altura se non sono stati risolti tutti i problemi di salute.
  • Si è detto che la quota è uno stimolo aggiuntivo. Occorre pertanto verificare che i fattori di stress non siano eccessivi. E importante quindi la scelta dei percorsi (per evitare eccessivi sovraccarichi a livello muscolare), dei mezzi di allenamento e dei tempi di recupero. E' necessario dosare con precisione le ore di riposo tra un allenamento e l'altro, inserendo massaggi e cure fisioterapiche.
  • Per affrontare i disagi dell'allenamento in quota occorrono grande motivazione e maturità. Il training in quota dovrebbe rappresentare una tappa d'arrivo alla quale avvicinarsi con cautela e nel rispetto dei tempi di maturazione psicofisica degli atleti e dopo aver esplorato un ampio arco di mezzi di allenamento.
  • E' un'esperienza che (salvo indicazioni totalmente negative) va ripetuta nel corso degli anni. Solo così gli atleti sapranno trarre benefici reali dal lavoro in quota, poiché saranno più consapevoli e capaci di gestire al meglio il piano di lavoro, evitando brusche partenze e gli errori delle prime esperienze.
  • Grazie all'esperienza, si riducono i giorni necessari all'ambientamento (parliamo di soggetti che hanno svolto anche due soggiorni in quota per anno) e le velocità tenute nei lavori di potenza aerobica si avvicinano a quelle sostenute a livello del mare, evitando gli sconfinamenti nel lavoro lattacido.

  • E' vero che in quota diminuisce la potenza aerobica massima, ma di questo ridotto stress intensivo ne beneficiano le articolazioni. Comunque, al ritorno a livello del mare (salvo errori gravi nella programmazione del lavoro), si registra un netto miglioramento della cosiddetta velocità di soglia anaerobica.

  • La durata ideale del soggiorno in quota sembra essere tra le tre e le quattro settimane (tabella 1). Gli orientamenti più recenti indicano come opportuni due - tre soggiorni in quota all'anno (tabella 2). Durante gli ultimi due - tre giorni di soggiorno è opportuno ridurre sia il volume sia l'intensità di lavoro per evitare un eccessivo affaticamento e preparare l'atleta al ritorno a livello del mare.

Tabella 1

organizzazione di un soggiorno in quota

Fase

Durata

Contenuti

Ambientamento, acclimatizzazione

3-5 giorni

Lavoro lungo-lento

Aumento del volume di lavoro

7-10 giorni

Lavoro lungo e lavoro mediointensità relativa

Volume stabile, intensità crescente

8-10 giorni

Lavoro medio e lavoro specifico crescita progressiva dell'intensità

 

Tabella 2

organizzazione di più soggiorni in quota

Periodi

Durata

Contenuti

1° periodo

Da 3 a 4 settimane (a 1800 2000 m slm)

Aumento del volume, modesta intensità

2° periodo

Da 2 a 3 settimane (a livello mare)

Leggera riduzione del volume, aumento dell'intensità

3° periodo

3 settimane (a 2000 2400 m slm)

Aumento sensibile del volume e dell'intensità

3° periodo

Da 2 a 3 settimane (a livello mare)

Rifinitura, controllo dei ritmi di gara, test di verifica

Quanti giorni prima della competizione bisogna abbandonare il ritiro in altura e tornare alle quote normali? Non ci sono risposte univoche. Nel 1993 Francesco Panetta ottenne la miglior prestazione sui 5000 m quattro giorni dopo il termine del lavoro in quota (quello solitamente indicato come il più critico). Il periodo va correlato al tipo di lavoro svolto e al tempo necessario di trasformazione. Per alcune discipline sportive possono bastare sette - dieci giorni, per altre si può arrivare anche a ventuno giorni.
Nel primo caso, nei giorni che precedono la gara, si devono eseguire solo lavori di qualità, per la rifinitura del "motore" aerobico e per abituarsi alla velocità di competizione anche sotto il profilo meccanico.

 


Cattaneo Fabrizio & Bonazzi Giovanni 
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