Un test importato dalla
Finlandia (Università di
Jyvaskyla) viene utilizzato, da più di dieci anni, per valutare in laboratorio la capacità di
resistenza degli sciatori nordici.
Saranno illustrate le principali
caratteristiche del test, i parametri misurati e le applicazioni pratiche, in gara e in allenamento.
Com'è ben noto, lo sci di fondo
è uno sport di resistenza, ma con
caratteristiche particolari rispetto
ad altre discipline di endurance, caratterizzate da movimenti ciclici
(10.000 metri, maratona e 50 chilometri di marcia nell'atletica leggera, 1500 nel nuoto, 5000 e
10.000 metri nel pattinaggio di
velocità su ghiaccio, eccetera).
E' altresì noto che le prestazioni
di lunga durata richiedono un rilevante contributo del metabolismo energetico aerobico. Lo sci
di fondo è considerato per l'appunto un'attività prevalentemente aerobica ed in cui vengono impegnati pressoché tutti i più grandi gruppi muscolari del corpo.
Ciò rende ragione, tra l'altro, dei consumi di ossigeno eccezionalmente alti posseduti dagli sciatori
di vertice. Ma il fondo è anche una disciplina ad elevato contenuto tecnico. Da un'attenta analisi
delle tecniche utilizzate dagli atleti più forti emergono significative
variazioni individuali nell'efficienza meccanica del gesto.
In questo senso la tecnica migliora il rendimento della prestazione e questo non significa solo ridurre il dispendio energetico della
locomozione, ma poter esprimere,
a parità di energia consumata, potenze e velocità maggiori.
In ogni caso, la capacità di prestazione è influenzata da una serie di fattori, sia intrinsechi allo
sciatore (qualità fisiche, tecniche,
tattiche, psicologiche) sia estrinsechi (materiali, fattori ambientali, eccetera). Occorrerà ottimizzare tutte queste variabili se si vogliono ottenere risultati di alto livello.
Il compito di chi si occupa di fisiologia applicata allo sport è
quello di valutare il motore dell'atleta, cioè individuare e misurare le qualità fisiologiche che
condizionano la prestazione.
E per fare questo occorrerà
correlare le misure di laboratorio
con la prestazione agonistica: solo
così facendo si riuscirà a valutare
l'influenza di ciascuna variabile
misurata sulla prestazione stessa.
Il fine ultimo resta quello di incidere sulle variabili fisiologiche
con maggiore potere predittivo
per migliorare la capacità di prestazione.
Il test di laboratorio
Da una decina di anni gli atleti
delle squadre nazionali e regionali di sci di fondo vengono valutati
in laboratorio all'inizio di giugno, a metà settembre e nell'ultima quindicina di novembre, a ridosso della stagione agonistica.
In questi anni è stato utilizzato
sempre lo stesso test; il protocollo prevede la marcia in salita su un
nastro trasportatore con l'aiuto di
bastoncini, così da riprodurre abbastanza fedelmente il gesto tecnico del passo alternato. La velocità iniziale del tappeto è di 7,5
km/h per i primi tre stadi, cioè a
zero, due, quattro gradi di pendenza, poi dal nono minuto aumenta a 8 km/h sino al termine
della prova. Per le fondiste le velocità sono ridotte di 0,5 km/h.
Ad ogni carico, della durata di
tre minuti ciascuno, l'inclinazione del nastro viene automaticamente incrementata di due gradi
(circa 3,5%); la prova viene interrotta quando il soggetto non
riesce a portare a termine il carico
che sta compiendo o si dimostra
incapace di iniziare il carico successivo.
In condizioni basali e durante
tutta la prova vengono registrati
di continuo i principali parametri
di efficienza cardiorespiratoria.
In particolare, i parametri respiratori (ventilazione, CO2, pressioni endtidal di
O2 e CO2, consumo di ossigeno e quoziente respiratorio) vengono misurati respiro
per respiro da un analizzatore automatico di gas, che poi ne calcola la media sui quindici secondi.
La frequenza cardiaca viene
monitorizzata e calcolata da un
tracciato elettrocardiografico e da
un cardiofrequenzimetro. A riposo e al termine di ciascun stadio,
inoltre, viene effettuato un prelievo di sangue capillare dal polpastrello del dito per la valutazione,
mediante analizzatore automatico (micro-metodo), della lattacidemia.
La prova non viene mai interrotta, in quanto il prelievo può
essere facilmente effettuato facendo appoggiare la mano al mancorrente del tappeto.
A questo si aggiunge il fatto
che le variazioni di velocità e di
pendenza del nastro vengono comandate automaticamente dall'elettrocardiografo e non sono pertanto necessarie le pause di trenta
secondi previste, tra ogni carico,
dal protocollo originale.
Sui dati rilevati nel test vengono calcolati, per interpolazione lineare, il consumo di ossigeno, la
frequenza cardiaca e la pendenza
ad una lattacidemia di 2 e 4 mM,
corrispondenti alle soglie aerobica e anaerobica.
La capacità di prestazione aerobica: quali indici?
La valutazione funzionale dell'efficienza aerobica dello sciatore
fondista si basa essenzialmente
sulla misura di alcuni indici fisiologici rappresentativi dell'efficienza dei sistemi respiratorio e
cardiocircolatorio: il massimo
consumo di ossigeno, la soglia aerobica e anaerobica e le variazioni della capacità di prestazione ad
un dato carico di lavoro.
Il massimo consumo di ossigeno (VO2 Max), cioè la massima
potenza aerobica dell'atleta, rappresenta un indice molto significativo dell'efficienza dei meccanismi ossidativi, vale a dire della
capacità di assumere, pompare,
trasportare ed utilizzare l'ossigeno per il lavoro muscolare.
Il VO2 Max esprime, in pratica, la cilindrata del motore, la cui
massima potenza risulta essere altamente correlata con la capacità
di prestazione negli sforzi prolungati.
Il secondo fattore di efficienza
aerobica misurabile nel test è rappresentato dalla soglia anaerobica, la cui misura risulta particolarmente importante negli sforzi
di lunga durata in quanto corrisponde al massimo carico di lavoro che può essere sostenuto per
circa un ora.
Se questa intensità viene superata (per esempio lo sciatore incrementa la sua velocità), fatalmente la lattacidemia aumenta e
ciò porta, inevitabilmente, se il
soggetto non rallenta la sua marcia, all'esaurimento in tempi inferiori all'ora.
La soglia anaerobica corrisponde, pertanto, a quella frazione della massima potenza che può
essere utilizzata per tempi prolungati (un'ora circa) senza che
ciò comporti un accumulo importante di acido lattico.
Nella valutazione di laboratorio, ad un livello metabolico più
basso rispetto al regime anaerobico dei 4 mM, viene identificata la
cosiddetta soglia aerobica (2
mM).
Il livello di tale soglia indica, in
pratica, l'intensità di lavoro che
può essere mantenuta per tempi
ancora più lunghi, anche di più ore, grazie all'impiego del solo
meccanismo aerobico. In realtà,
anche ad intensità medio-basse si
possono evidenziare temporanee
condizioni di metabolismo anaerobico (fasi iniziali dello sforzo,
variazioni di ritmo, eccetera), ma le condizioni aerobiche sono tali
da favorire lo smaltimento del lattato eventualmente prodotto. A
questa intensità, l'allenamento (il
cosiddetto lavoro lento) produce
miglioramenti della capacità aerobica.
Altro indice di efficienza cardiorespiratoria è rappresentato
dalla misura della capacità di prestazione ad un dato carico di lavoro (per esempio alla pendenza
di dieci gradi). Riduzioni di frequenza cardiaca e
di lattacidemia capillare che si riscontrano ad un dato carico, dopo due - tre mesi di preparazione,
indicano un miglioramento della
condizione fisica.
I risultati e la loro interpretazione
Gli sciatori appartenenti alle
squadre nazionali maschili di fondo (Seniores A, Seniores B e Juniores) vengono valutati, in laboratorio, all'inizio della preparazione estiva (giugno), durante
l'allenamento (settembre) e immediatamente prima dell'inizio
della stagione agonistica (fine novembre).
Nella tabella i sono indicati i
valori medi e le deviazioni standard di alcune delle variabili fisiologiche misurate nella prima e
terza sessione di test.
Tutte le variazioni riscontrate
nell'ultimo test risultano essere
altamente significative, ad eccezione della FC massima che sostanzialmente non varia.
In particolare, il massimo consumo di ossigeno aumenta del
6,8% da giugno a fine novembre,
mentre i consumi di ossigeno corrispondenti alle due soglie subiscono aumenti significativamente
superiori: rispettivamente il VO2
di soglia aerobica (2 mM) del
15,6% e quello di soglia anaerobica del 14%. In pratica, nel corso della preparazione, si verifica,
per effetto dell'allenamento stesso, uno spostamento delle soglie e dei corrispondenti consumi che si
avvicinano alla massima potenza.
Aumenta in questo modo la percentuale di utilizzazione del massimo consumo di ossigeno.
Anche la FC corrispondente alla soglia anaerobica (FC 4 mM)
aumenta di 5,1 battiti al minuto,
tra il primo e l'ultimo test. Per interpretare correttamente queste
variazioni occorre tener presente
che quello che aumenta in realtà
è il carico di soglia e conseguentemente FC e VO2.
Così, la soglia anaerobica si
presenta, a giugno, al diciottesimo minuto, corrispondente ad una pendenza (P) di
otto gradi,
VO2 di 55,2 ml/min/kg (81,8%
del VO2 Max) ed una FC di
175,5, mentre nel test di fine novembre si presenta a 19' 30" a
cui corrisponde una pendenza di
nove gradi, un VO2 di 64,2
(88,6% del VO2 Max) ed una FC di 180,6 b/min.
Ad un dato carico submassimale, per esempio alla pendenza
di dieci gradi, la FC diminuisce
invece di 3,1 battiti. Questa riduzione, quando è riscontrata allo
stesso carico di lavoro, è indice di
una migliore condizione di allenamento.
Correlazione con la prestazione agonistica
La correlazione tra il test di laboratorio ed una gara di fondo
consente di verificare qual è il peso di ciascuna variabile fisiologica misurata
(VO2 Max, VO2 2-
4 mM, P 4 mM, tempo di esaurimento) sulla prestazione stessa.
Nel presente studio il test è stato correlato con la velocità media
di una gara di 15 chilometri percorsa con la tecnica classica, pochi giorni dopo l'ultimo test.
Il massimo consumo di ossigeno è la variabile con maggiore potere predittivo rendendo conto
del cinquantuno per cento della
prestazione, seguito dal consumo
corrispondente alla soglia anaerobica (coefficiente di determinazione di 0,46).
Di fatto, registrazioni della FC
nel corso di prestazioni di media
durata (staffette, gare dai 5 ai 15
chilometri) hanno dimostrato che
l'intensità metabolica di queste
prove è decisamente alta, superiore anche al regime di soglia anaerobica.
Anche nelle gare più lunghe,
30 e 50 chilometri, gli atleti più forti riescono a mantenere una FC media intorno
alla soglia. Ma
quello che più caratterizza la prestazione nello sci di fondo rispetto
ad altre attività tipicamente aerobiche, per esempio la maratona, è
la differente distribuzione dei carichi di lavoro durante la prestazione stessa.
Mentre nella maratona l'intensità metabolica rimane pressoché
costante, in quanto l'atleta cerca
di mantenere la maggior velocità per l'intera durata della prova,
nelle gare di fondo l'intensità può
variare, anche in modo molto significativo, secondo le caratteristiche del terreno, non essendo
costante l'altimetria dei tracciati
di gara.
Tratti in salita che fanno registrare frequenze cardiache pressoché massimali si alternano a
tratti in discesa, in cui la FC cala
ed a tratti pianeggianti percorsi a
livello di soglia anaerobica o sopra, secondo la durata della gara.
Conclusioni
E evidente che nello sci di fondo lo sforzo viene relativamente
dosato, non essendo possibile,
fatta eccezione per le gare più
lunghe e pianeggianti (50 chilometri, granfondo), mantenere elevate velocità costanti, tipiche
delle prove di resistenza.
E anche evidente che gli sciatori
fondisti devono possedere un'alta
efficienza aerobica (valutata nelle
misure del massimo consumo di
ossigeno e della percentuale di utilizzazione del VO2 Max) per poter
sopportare per un tempo maggiore i carichi più alti e per recuperare più velocemente gli sforzi anaerobici. Nel fondo la capacità
di mantenere ritmi elevati nei diversi tratti del percorso di gara è
qualità fondamentale che dipende
dalle caratteristiche fisiche dell'atleta (potenza aerobica e percento
di utilizzazione della stessa, potenza anaerobica, capacità di recupero, forza e forza-resistente
degli arti superiori), dall'abilità
tecnica e dalla bontà del materiale utilizzato.
Confronto tra alcune variabili fisiologiche misurate nel primo e nel terzo test di
laboratorio
VARIABILE
GIUGNO
NOVEMBR
V02 max (ml/min/kg)
V02 4 mM (mI/min/kg
V022 mM (mllminlkg)
FO max (b/min)
FO 4 mM (b/min)
FO 100 (b/min)
Tempo esaurimento (mm)