Il miglioramento continuo delle prestazioni nello sport contemporaneo è stato possibile per il costante e sensibile aumento dei carichi di lavoro. Si calcola che negli ultimi vent'anni il volume di allenamento sia aumentato attorno al trenta per cento in tutte le discipline sportive.
Dalle cinque - sette sedute settimanali degli anni Settanta, si è passati alle dodici- quindici (cioè due - tre sedute giornaliere) di oggi. Nella moderna concezione dell'allenamento trova quindi grande spazio il problema della rigenerazione dalla fatica. Non sarebbe pensabile e sostenibile una così grande quantità di lavoro se non si programmasse metodicamente una strategia di recupero e rigenerazione.
L'allenamento è razionale e sistematica somministrazione di stimoli che provocano disadattamenti , pertanto più l'atleta è pronto a fornire risposte adattative, prima sarà nuovamente disponibile ad affrontare altri stimoli perturbanti per ricercare adattamenti a livelli più alti.
Recupero e rigenerazione non sono da stessa cosa. Il recupero comincia nella seduta di allenamento, tra un esercizio e l'altro, tra una serie e l'altra. La rigenerazione è un'altra parte del progetto d'allenamento, che consente di presentarsi alla seduta successiva nelle condizioni idonee per sostenere il carico stabilito.

  • Il recupero è individuale (così come l'allenamento è individualizzato). Ogni atleta possiede sensibilità (capacità) personali di sostenere determinati carichi di lavoro e recupero (tra le prove, tra le serie, tra le sedute di allenamento, eccetera).

  • Stabilire una corretta successione di esercizi nella seduta favorisce i tempi di recupero. Il recupero cioè non comincia dopo, ma durante l'allenamento.

  • Non vanno trascurati il ruolo del riscaldamento, le modalità di recupero tra i diversi esercizi e prove e la fase di defaticamento.

  • Non è importante eccellere in una seduta, ma ponderare l'impegno giornaliero in relazione al piano di lavoro settimanale, mensile e annuale. L'allenatore deve saper cogliere eventuali segni di sovraffaticamento spesso non denunciati dall'atleta per eccesso di generosità.

  • Classificare correttamente lo sport praticato (di potenza, di resistenza, di potenza con componenti tecnico-tattiche) aiuta a prevedere con precisione i tempi e il tipo di recupero occorrenti.

  • Recupero e rigenerazione viaggiano in parallelo, soprattutto nelle discipline dove più grande è la sollecitazione a carico delle articolazioni e maggiore è il rischio di infortuni. Si discute molto oggi delle microfratture derivanti da eccessivo stress d'allenamento. A maggior ragione si deve prestare attenzione alla collocazione dei diversi carichi allenanti e all'importanza di pratiche rigenerative anche a scopi antinfortunistici.

  • Nelle discipline di resistenza, che impegnano gli atleti per molte ore quotidianamente, esistono mezzi che favoriscono la rigenerazione. E importante che gli atleti comprendono la necessità di adottarli e sappiamo gestire correttamente il tempo tra un allenamento e l'altro.

In una strategia complessa dell'allenamento la cosiddetta trasformazione del lavoro, cioè l'effetto allenante, non ha solo tempi lunghi e lunghissimi (come per esempio un lavoro "eccentrico" sulla forza; per questo si parla di mezzi di lavoro da usare lontani dalle gare), ma anche tempi di trasformazione brevi. Questa è una sfida aperta sul piano metodologico assai stimolante per gli uomini di campo. Avere strategie di rigenerazione, aiuta ad abbreviare i tempi di trasformazione.


Cattaneo Fabrizio & Bonazzi Giovanni 
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